"Me ne stavo lì, a terra. Con un fiotto di sangue che si riversava su quel freddo e desolato marciapiede. Stavo crepando. Lo sapevo e non potevo farci niente, se non aspettare la morte..."


(da “L’inferno” di Sam Stoner)


lunedì 8 febbraio 2016

Ma che cazzo mi combini, Quentin?



Ma che mi combini figliolo? Vengo al cinema per vedere un tuo cazzuto film e mi ritrovo tra le pagine di “10 piccoli indiani” di Agatha Christie in versione pulp? Ma dove cazzo sei finito, Quentin?
Secondo te ho l'aspetto di una puttana? Perché allora hai cercato di fottermi come una puttana?
Sia chiaro, a me non frega niente della perfetta fotografia, del cazzo di pellicola 70 mm, del maestro Morricone e del fottuto Wyoming, io voglio Tarantino! Gira con un ipad o con la cinepresa del nonno ma dammi il mio fottuto Tarantino! Me ne sbatto della signora Agatha Christie a meno che non mi realizzi un film come “Invito a cena con delitto” in cui ogni battuta rimane scolpita nella storia del cinema con mostri sacri della cinematografia che si prendono per il culo dall’inizio alla fine.















Ma questo The Hateful Eight che roba è?
Vedi Quentin il fatto è che hai talento, ma per quanto sia doloroso il talento non dura. Il tuo periodo sta per finire. Ora, questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista.
Ve la faccio breve, tanto per capire al volo. Avete presente Agatha Christie, la scrittrice di gialli?  Bene, Tarantino ha preso il suo romanzo più celebre (il giallo più venduto al mondo), ha cambiato ambientazione spostando tutto da un’isola deserta alle montagne del Wyoming nell’Ottocento. Non ci sono lord inglesi ma pistoleri. Quentin, lo so che hai detto di esserti ispirato “anche” a questo romanzo. Be’, ispirato un cazzo! Questo è un rifacimento pulp bello pieno, amico mio. A chi vuoi prendere per il culo? Dovrei capire? Bello, sono la pietà, la compassione e il perdono che mi mancano… non la razionalità.
Se l’avessi saputo col cavolo che mi sarei sorbito più di due ore di un palloso giallo privo, tra l’altro, di quelle scene capaci di strappare risate mentre qualcuno crepa o soffre. Qui non si ride. Durante a proiezione mi sono anche appisolato. Io! Ho tutte le tue cazzo di sceneggiature, tutti i tuoi film, so le battute dei tuoi protagonisti a memoria! Quando ho capito che c’era lo zampino della nonnina Agatha mi sono detto” Ok, sicuramente adesso combina qualche casino tarantiniano che nemmeno il Padre Eterno sarebbe capace di anticipare.” Dopo due ore, stavo ancora aspettando. Pensavo, continuerai ad abbaiare a lungo, Quentin, o comincerai a mordere?
Quando poi ho visto versare il veleno… be’, figliolo, mi vergogno a dirlo ma sai cosa ho pensato di te? Frustatelo a morte! Gettatelo ai mandingo! In pasto ai cani di Stonecipher! Sono fesserie come questa che poi fanno finire la situazione in vacca, amico. Stavo addirittura uscendo dalla sala. Ma ti immagini io che esco dalla sala durante la proiezione di un tuo film? Se me l’avesse detto qualcuno gli avrei tagliato quella dannata gola!
Facciamo così, diciamo che non avevi un cazzo da fare e qualche produttore strafatto ti ha regalato una manciata di milioni per girare questa oscenità. Ti dico una cosa, stavolta lascerò correre ma gira una altra stronzata come questa e rivolterò il mondo per trovarti, e anche se andassi in Indocina sarò nascosto in una ciotola di riso pronto a spararti nel culo.

Sam Stoner

Citazioni tratte dai film di Quentin Tarantino: Le Iene cani da rapina, Pulp Fiction, Kill Bill, Django. 

lunedì 16 novembre 2015

Sam Stoner omaggia Lovercraft



Quando Enrico Teodorani mi ha chiesto se volessi partecipare all'antologia che stava curando per EF Edizioni dedicata a H.P. Lovercraft non ho avuto alcun dubbio circa la risposta. 
Lovercraft è tra i grandi autori dell'Ottocento, secolo che amo particolarmente. Il suo immaginario ha sempre esercitato su di me una sinistra fascinazione, tanto che qualche anno fa scrissi un racconto (Il Teatro Maledetto) ispirato a una delle sue opere:  "L'orrore a Red Hook". Un racconto piuttosto lungo, oltre le quarantamila battute, che ho rivisto ed editato, alleggerendolo un po', per questa preziosa antologia. 
Il risultato è un racconto veloce, agile e, spero, capace di rievocare le atmosfere lovercraftiane a me tanto care.
Lo stile non è il mio solito, a tratti sboccato e violento, è invece piuttosto ricercato ed elegante, come insegna il Maestro dell'horror H.P. Lovercraft.


Il Teatro Maledetto
Copyright by Sam Stoner

"Ce l’aveva fatta. Il Professor Henry Loman, docente di Critica ed Estetica alla University of London, era al National Theatre per la prima dell’ultima commedia di Alan Ayckbourn. Si trattava di una serata di gala. Era presente tutta l’alta società di Londra, duchesse, conti, illustri membri della Camera dei Lords, anche qualche stella della tv.
Diede l’invito a una delle graziose ragazze in divisa che lo condusse al suo posto. Be’, niente male davvero per un... com’è che lo aveva apostrofato il rettore? Un vetusto e patetico docente di estetica che passa il proprio tempo libero con il naso infilato in quelle stupide riviste per casalinghe colpite da Alzheimer.
Il rettore pensava di avere un innato talento per insultare i propri docenti. Ma questa volta gli era andata male, visto che il vetusto e patetico professore si trovava nel tempio del teatro mondiale proprio grazie a una di quelle ‘stupide riviste’.
Essere il vincitore dell’estrazione indetta dalla redazione del magazine Segreti e Misteri  era stato un colpo di fortuna davvero inatteso. Certo, era stato piuttosto incauto a lasciare il numero di ottobre nella sala docenti, ma ormai era fatta e, a dire la verità, non gliene importava granché: era al National Theatre per una delle più attese rappresentazioni della stagione. Che il rettore scrivesse pure tutte le stramaledette lettere di richiamo di questo mondo, quella notte le valeva tutte, pensò, mentre la ragazza gli indicava il suo posto. Era in prima fila, una vera fortuna. La ringraziò, accomiatandosi con un sorriso.
Rimase in piedi, spalle al palcoscenico, per saziarsi di quella folla mondana ed elegante che aveva sempre visto in tv e nelle riviste. Già pregustava il party organizzato per gli invitati al termine della commedia. Tanto per cominciare, avrebbe potuto stringere la mano al più brillante autore inglese. Che smacco per quegli inetti dei colleghi che da sempre lo snobbavano.
Le poltrone in prima fila erano ancora vuote, tranne due occupate da una coppia di ragazzi che si tenevano per mano intenti in una conversazione alquanto intima. Che piacevole immagine, pensò. Poi i due giovani si baciarono, del tutto incuranti di trovarsi in una sala gremita, ma in fondo era un bacio talmente pudico che non avrebbe potuto dar fastidio a nessuno. Non finì neanche di pensarlo che quella bucolica scena cambiò velocemente registro. La ragazza lasciò la sua poltrona per sedersi sulle gambe di lui, di schiena, alzandosi la attillata gonna nera mentre lui le baciava il collo stringendole i seni tra le mani. Il Professor Loman guardò le persone in seconda fila che per qualche incomprensibile ragione sembravano non badare a cosa stesse accadendo. Ma come era possibile? Non poteva essere l’unico spettatore di quella follia. Il sipario era ancora chiuso e quindi lui era l’unico spettatore di quell’inatteso fuori programma. Avrebbe dovuto voltarsi, allontanarsi o quanto meno invitarli a ricomporsi, e invece rimase lì a osservarli.. Qualcosa di morboso aveva preso il sopravvento sulla ragione imponendogli di guardare: un’oscura forza gli immobilizzava corpo e sguardo. Si stava eccitando, a tal punto da sentire un ghigno di piacere comparire sul suo viso. Cosa gli stesse accadendo non lo capiva, era come preda di una qualche perversa passione  che non riusciva a controllare. Poi la ragazza lo guardò. A quel punto il suo unico desiderio, fu quello di unirsi a quei due giovani amanti. Non gli importava più niente di quella stupida commedia o della folla che avrebbe potuto vederli, e neanche di essere arrestato o perdere il lavoro, quello che voleva, e che desiderava più di ogni altra cosa, era il corpo di quella ragazza che continuava a fissarlo chiamandolo a sé. Dischiuse la bocca e la sua rosea e giovane lingua improvvisò una oscena danza tra le labbra poi, lentamente, cominciò ad avvicinarsi a professor Loman. Era sospesa a mezz’aria, come un serpente guidato dal suono di una flauto magico e perverso e quando arrivò in prossimità del viso dell’insegnante si divise, come tagliata da un invisibile lama. Non uscì una sola goccia di sangue da quella ributtante lacerazione, a parte una gelatina giallastra. Il professor Loman non riusciva minimamente a razionalizzare quanto stesse accadendo. Più di una volta pensò che fosse un incubo, un sogno, ma tutto era troppo vivido: il vocio di sottofondo, il profumo delle signore. Non un solo particolare che poteva indurlo a credere che quello che stava vivendo non fosse reale. L’unica nota stonata era quella mostruosa lingua biforcuta e gli occhi della ragazza che ora erano completamente neri, due buchi affacciati sulle tenebre dai quali non poté più distogliere lo sguardo. Ma più di tutto, quello che gli procurò maggior terrore e, nel contempo, una profonda pena per se stesso, fu il desiderio di accogliere quelle ributtanti lingue dentro sé... " 

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La EF Libri ha appena pubblicato "I Figli di Cthulhu", un'antologia di racconti horror selezionati da me e ispirati all'universo letterario creato da H. P. Lovecraft.
Autori presenti con un racconto ciascuno:
Enrico Teodorani
Marco Bertoli
Umberto Pasqui
Davide Camparsi
Sam Stoner
Renzo Maltoni
Gabriele Galletti
Mariarita Cupersito
Bruno Elpis
Marcello Colombo
Francesco Gallina
Francesca Paolucci
Andrea Teodorani

venerdì 6 novembre 2015

Vi Magazine intervista Sam Stoner



Ringrazio Barbara Marin https://www.facebook.com/Marinforografie/?fref=ts per questa appassionata, originale intervista. Le sue domande sgorgano da un luogo che conosciamo solo noi due. Con lei ho condiviso momenti unici personali e anche la mia scrittura. Già, ha letto ogni pagina de Il Tredicesimo Racconto nel momento in cui mi ero impantanato e non sapevo più come uscirne, poi mi ha guardato negli occhi e ha detto: " Se non fai uscire la tua scrittura ti prendo a calci!" 
Sì, ha usato questi e altri brutali termini, e so quanta fatica le è costato perché è una donna di rara eleganza e classe, ma era quello di cui avevo bisogno.  Se il mio romanzo è uscito dal cassetto è merito suo.
Ringrazio Vi Magazine https://www.facebook.com/vimagazinetw/ per avermi ospitato, non avrei potuto auspicare una cornice più elegante. 





sabato 10 ottobre 2015

Quando un thriller fa cascare le palle.



Sinossi. In una casa la polizia trova tre cadaveri: due ragazze seviziate e sottopeso (poi si scoprirà essere due sorelle) e una più in là con gli anni, la zia-carceriera. Un impiegato postale troverà per caso il diario di una delle due sorelle che ci racconta cosa è accaduto.

Le note in copertina recitano:
“Christian Mork seduce e incanta con la potenza del suo racconto “ NEW YORK TIMES BOOK REVIEW
Si vede che quel giorno la redazione del NYTBR stava festeggiando con l’ennesimo bicchiere della staffa.
Lo so, state pensando che ci sia una leggera supponenza in questa affermazione. Ma non è così, per rendersene conto basta leggere le prime pagine di Darling Jim. Regna una confusione degna del miglior scrittore alle prime armi. Medici legali che in pochi secondi, solo con un’occhiata, ci dicono con quale arnese sono stati uccisi i cadaveri raccontandoci anche come si sono svolti i fatti. Ma siamo generosi e non buttiamo nel cesso Mork per questo scivolone iniziale. Del resto, l’idea alla base del romanzo è davvero intrigante. C’è solo un particolare, Mork non ci dice come il diario sia potuto uscire dalla casa e come siano morte le tre donne. Lo so, sono un po’ troppo pignolo. Dovrei godermi la storia senza pormi domande inutili, quindi con pazienza vado avanti ed ecco che nel secondo capitolo Mork allieta la lettura con una chicca: due pagine fitte di nomi di disegnatori di fumetti (l’impiegato postale ha questa passione). A me non può fregare di meno e probabilmente anche a molti altri lettori  ma tutto sommato mi dice bene, Mork non è appassionato di botanica come Giorgio Faletti che nel suo primo romanzo ci ha ammorbato con 20 pagine di piantine e fiori.
Finalmente l’impiegato delle poste comincia a leggere il diario e qui Mork ci sorprende davvero: quelle che dovrebbero essere le memorie di una ragazza incarcerata, seviziata e destinata a morire sono in realtà più briose e scoppiettanti della prosa del diario di Bridget Jones! Solo che non è Helen Fielding a scrivere, ma tale Mork. Ed ecco arrivare le solite donne che somigliano ad adolescenti ribelli (le sorelle, le loro amiche, le loro conoscenti, le poliziotte…) con le loro infatuazioni, il loro sesso, le loro fantasie. Tutto in perfetto stile Harmony-gotico, tanto caro alla letteratura italiana.
Troviamo il bello e dannato con il ciuffo e la moto, la sorella con gli anfibi e il trucco dark, la ninfomane-ninfetta, la palpitante eterna ragazzina che si innamora. Insomma, tutto il trito e ritrito repertorio ormai più stantio del formaggio nel frigo del cadavere obeso in Seven.
La vera forza di Darling Jim è che quando pensi di aver letto il peggio, ecco arrivare pagine che si spingono ancora più in là assumendo gli abiti della farsa. Purtroppo, la sua prosa, a tratti piacevole, e l’idea iniziale originale non riescono a sostenere l’inconsistente struttura di un romanzo che non si capisce in quale direzione voglia andare. C’è anche da dire che la redenzione non appartiene a Mork. Dopo la scellerata follia narrativa perseguita con ostinazione per quasi 300 pagine, Mork, invece che chiedere perdono e lasciare il lettore con un finale credibile e una prosa asciutta, ci dà dentro con un burlesque letterario sorprendente.
La musica parte ed ecco che gli splendidi copri-capezzoli argentati di Mork prillano come la ruota di un criceto in overdose da insalata. Un affettuoso pensiero a Giorgio Puleo, il traduttore, che ha dovuto cimentarsi con un testo la cui consistenza è più fragile dell’anca di una ultra centenaria affetta da osteoporosi. Se volete sesso, amori adolescenziali, gelosie, sotterfugi femminili, machi che incantano alla tenue ombra di un mistero allora questo è il vostro romanzo. Per chi volesse un vero thriller o un vero giallo, consiglio di orientarsi decisamente altrove.

Titolo: Darling Jim
Autore: Christian Mork
Editore: Marsilio (collana farfalle)
Pag: 378
Traduzione: Giorgio Puleo
Prezzo di copertina: € 18,00


venerdì 9 ottobre 2015

Sam Stoner premiato a Giallolatino 2015


Sono particolarmente felice di essere stato selezionato a Giallolatino 2015 per due motivi, Giallolatino è il festival del Giallo e del Noir di Roma anche se ufficialmente di Latina e quindi mi sento a casa (anche perché i primi passi in questo mondo li ho mossi proprio sulla spiaggia del litorale ponentino) e poi perché il racconto vincitore "Sogni lerci" l'ho scritto seguendo una matrice di scrittura diversa, meno cerebrale e più "di pancia". Il risultato è ottimo. Mi piace, non mi aspetto che piaccia a tutti, anzi devo dire che i lavori che io adoro sono quelli meno compresi dai lettori e questa cosa mi fa sempre ridere. 
Vi lascio l'incipit del racconto, davvero fulminante! (per me :) )



Nella foto, da sinistra Andrea Pinketts, Sam Stoner, Alessandro Vizzino, Gianluca Campagna, Giagio proietti e Franco Forte







Sogni lerci di Sam Stoner - Antologia Giallolatino 2015

"Devi prenderti quello che vuoi. È questo che ho imparato dalla vita. Per quale cazzo di motivo veniamo al mondo se non per soddisfare i nostri desideri? Di certo non nasciamo per spezzarci la schiena lavorando una vita intera come ha fatto mio padre. I suoi sogni li consumava sulla poltrona del salone prima di crollare sotto il peso della stanchezza. Tutto il suo mondo era in qualche metro di stoffa e gommapiuma. Qualcuno potrebbe dire che lo ha fatto per crescere me e mia sorella. Puttanate. Saremmo cresciuti comunque. Avrei voluto vederlo vivere i suoi sogni, e invece mi rimane il suo sorriso amaro mentre si addormenta. Ci sono lezioni che non hanno bisogno di parole. Quella che mi ha dato mio padre è di non inseguire i sogni ma di viverli. Non voglio nessuna fottuta poltrona che li imprigioni, nessuna fottuta vita che li fotta."


sabato 26 settembre 2015

Sam Stoner presenta Marco Proietti Mancini


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Venerdì 25 settembre alla Feltrinelli di Latina ho avuto il piacere di presentare l'ultimo romanzo di Marco Proietti Mancini "Il coraggio delle madri". Romanzo che narra delle vicende di due giovani durante la Seconda Guerra Mondiale tra Roma, Subiaco, Grecia e nord Africa.
Cari amici presenti gli scrittori Alessandro Vizzino e Fabio Mundadori (autore del giallo "Dove scorre il male") e una platea partecipe.

venerdì 28 agosto 2015

Un piccolo Sam Stoner






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Lo so cosa penserete: "Sam, hai rotto il cazzo!" Lo penserei anche io se leggessi due post simili uno dopo l'altro e anche a distanza di più di un mese. Possibile che non ho altro da dire? Dove cazzo ho vissuto in una camera iperbarica? Può essere, perché la mia vita sembra scandita dalla scrittura, dal numero di pagine riempite ogni giorno, dalle idee che arrivano e che elaboro, dalle pagine che leggo e che mi emozionano. Be' la mia emozione da luglio è stata toccare il mio romanzo. Neppure una mano in mezzo alla gambe di una strafica sarebbe capace di avvicinarsi a quello che provo accarezzando la copertina, sfogliando le pagine, leggendo parole e frasi stampate di Elvis. 
Ed ecco che ricomincia a tremare la terra sotto il mio scrittorio, il rombo dice"riuscirò ancora a emulare una scrittura così chiara, forte, saettante, umoristica, cattiva, violenta?
Forse sì, E tremando vado avanti, sia quel sia.
E ora, levatevi dai piedi!